Pediatria e Neonatologia - 17.03.2026

Plagiocefalia posizionale e ritardi dello sviluppo

La plagiocefalia posizionale riguarda il 20-30% dei neonati e recenti studi evidenziano la sua possibile relazione con i ritardi dello sviluppo: approfondisci le ipotesi e le implicazioni cliniche

Cos'è la plagiocefalia posizionale?

La forma più frequente di plagiocefalia, è quella “posizionale”. La plagiocefalia posizionale è una deformazione asimmetrica, unilaterale del cranio causata da una pressione prolungata, di solito dovuta al mantenimento di una posizione che ha compresso quella parte del cranio più a lungo.

Il termine plagiocefalia deriva dal greco "plagios" che significa "obliquo, inclinato" e "kephale" che indica "testa". Questo termine di solito descrive una forma anomala, cranio appiattito e particolarmente asimmetrico.

Cause e fattori di rischio

La maggior parte dei ricercatori propone la posizione supina come la principale causa di appiattimento occipitale.

Ci sono altre variabili statisticamente associate alla plagiocefalia posizionale:

  • Diabete gestazionale
  • Circonferenza cranica
  • Prematurità
  • Primiparità
  • Brachicefalia
  • Fattori condizionanti intrauterini
  • Travaglio prolungato
  • Malposizione fetale alla nascita
  • Uso del forcipe o della ventosa ostetrica
  • Torcicollo congenito
  • Orientamento preferenziale della testa
  • Tempo di veglia in posizione prona meno di 3 volte al giorno
  • Lenta acquisizione delle tappe motorie

Possibili conseguenze funzionali

Diversi studi riportano che i neonati con PP hanno maggiore probabilità di presentare:

  • compensi posturali
  • alterazioni della flessibilità muscolare e dell’equilibrio
  • disfunzioni dell‘ATM
  • alterazioni del neurosviluppo
  • peggiori risultati cognitivi

Infatti, negli ultimi anni la plagiocefalia posizionale ha attirato crescente attenzione da parte di pediatri, neuropsichiatri infantili e specialisti in terapia dello sviluppo. Tradizionalmente considerata una condizione estetica benigna, nuove evidenze suggeriscono una possibile associazione tra plagiocefalia posizionale e ritardi nello sviluppo cognitivo e motorio.

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Plagiocefalia posizionale: un segnale di allarme per lo sviluppo infantile?

Un recente studio condotto su oltre 77.000 bambini in età 0-5 anni, ha evidenziato che nella maggior parte dei casi in cui erano presenti sia una diagnosi per plagiocefalia che per un ritardo dello sviluppo, la prima precede spesso la seconda, suggerendo che la plagiocefalia potrebbe essere un marcatore precoce di rischio per difficoltà future.

Parallelamente, l’aumento della prevalenza della plagiocefalia posizionale negli ultimi decenni potrebbe essere legato a fattori ambientali, come la campagna “Back to Sleep” dell’American Academy of Pediatrics (AAP), volta a ridurre il rischio di SIDS ma che ha determinato una maggiore permanenza dei neonati in posizione supina, influenzando la formazione cranica.

Le possibili associazioni

Sebbene la relazione causale tra plagiocefalia posizionale e ritardi nello sviluppo non sia ancora completamente compresa, le principali ipotesi includono:

  • Impatto psicologico e sociale: le preoccupazioni genitoriali sulla forma del cranio potrebbero portare a un’iperprotezione, riducendo le opportunità di esplorazione e apprendimento autonomo del bambino
  • Limitazioni motorie e posturali: una minore variabilità posturale nei primi mesi di vita può influenzare negativamente lo sviluppo neuromotorio e cognitivo, limitando l’esplorazione ambientale e l’interazione con gli stimoli esterni
  • Comorbidità neurologiche sottostanti: alcuni bambini con PP potrebbero presentare ipotonia, asimmetrie del tono muscolare o anomalie del rachide cervicale, che contribuiscono sia alla deformazione cranica che ai ritardi dello sviluppo motorio e cognitivo
  • Effetti sulla percezione visuo-spaziale: la presenza di asimmetrie craniche potrebbe alterare lo sviluppo delle capacità visuo-percettive e motorie, impattando successivamente sulle abilità cognitive.
plagiocefalia-ritardo-sviluppo

Implicazioni per la pratica clinica

Alla luce di queste evidenze, è fondamentale che i professionisti sanitari che operano in età evolutiva:

  1. Sensibilizzino i genitori fornendo informazioni basate su evidenze scientifiche per ridurre l’ansia e prevenire decisioni che potrebbero compromettere il sonno sicuro del neonato
  2. Monitorino attentamente i bambini con plagiocefalia posizionale, includendo una valutazione dello sviluppo motorio e cognitivo nei follow-up pediatrici
  3. Promuovano strategie preventive, come il “tummy time“, la variazione delle posizioni di sonno e veglia e l’incoraggiamento alla mobilità attiva, per ridurre il rischio di PP e favorire un adeguato sviluppo neuromotorio
  4. Rivalutino le strategie di intervento, considerando non solo l’uso di caschetti ortopedici, ma anche interventi di fisioterapia precoce, supporto psicomotorio ed eventuali percorsi di monitoraggio per lo sviluppo cognitivo.

 

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Fig.2: tummy time

Trattamento multidisciplinare

L’identificazione precoce e un approccio multidisciplinare alla gestione della plagiocefalia posizionale potrebbero rappresentare un’opportunità cruciale per prevenire difficoltà nel bambino.

È necessario continuare la ricerca per chiarire i meccanismi alla base di questa associazione e per definire strategie d’intervento più efficaci. Nel frattempo, un monitoraggio attento e interventi precoci potrebbero fare la differenza nella traiettoria di sviluppo dei bambini con plagiocefalia posizionale.

Approccio osteopatico nel trattamento della plagiocefalia

Nel trattamento della plagiocefalia posizionale, l’osteopatia pediatrica rappresenta un approccio sempre più considerato per il supporto alle alterazioni della forma cranica nei primi mesi di vita.

Attraverso tecniche manuali delicate e specifiche, l’osteopata interviene sul neonato con l’obiettivo di favorire l’equilibrio delle strutture craniche e la corretta mobilità dei tessuti, sostenendo i naturali processi di crescita e adattamento.

Una diagnosi precoce della plagiocefalia posizionale è fondamentale per ottenere risultati ottimali. Infatti, intervenire entro i primi 3–4 mesi di vita consente di accompagnare la crescita cranica in una fase di massima plasticità, aumentando le probabilità di recupero della simmetria e riducendo il rischio di compensi secondari.

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Bibliografia

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Rohde, J. F., Goyal, N. K., Slovin, S. R., Hossain, J., Pachter, L. M., & Di Guglielmo, M. D. (2021). Association of Positional Plagiocephaly and Developmental Delay Within a Primary Care Network. Journal of developmental and behavioral pediatrics : JDBP, 42(2), 128–134. https://doi.org/10.1097/DBP.0000000000000860

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