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Evidenze scientifiche nel trattamento Osteopatico Craniale

a cura di Dott. Paolo Comotti

23-08-2018

Il trattamento osteopatico craniale si è dimostrato essere efficace nel migliorare l’ossigenazione dei tessuti cerebrali (Xiangrong et al, 2011).

Questo può essere uno dei motivi per i quali il trattamento osteopatico craniale è capace di migliorare aspetti del cammino, quali velocità ed inizio della marcia nei soggetti affetti da morbo di Parkinson, fattori che non miglioravano invece con la riabilitazione (Muller et al, 2013).

Allo stesso tempo, l’inclusione di terapia craniosacrale all’interno di un protocollo di trattamento manipolativo osteopatico, migliora la funzione endoteliale, la funzionalità e la qualità di vita in pazienti con arteriopatia periferica e claudicatio intermittens (Lombardini, 2009).

Il trattamento craniosacrale ha conseguito miglioramenti nella sintomatologia urinaria e nella qualità di vita in pazienti con sclerosi multipla (Raviv et al, 2009).

L’applicazione di differenti tecniche manuali, compreso tecniche di osteopatia craniale come Ear-Pull, Parietal-lift e altre, durante un periodo di 5 mesi portò alla diminuzione del dolore e miglioramento della qualità di vita in pazienti con fibromialgia per un periodo di 6 mesi (Castro et al, 2011).

Protocolli di trattamento simili, però con una unica applicazione portarono ad un più rapido recupero della immunosoppressione transitoria e dei parametri cardiovascolari dopo l’esercizio fisico intenso (Arroyo et al, 2008; Arroyo et al, 2009).

Oltre al miglioramento dei parametri cardiovascolari, questo tipo di trattamenti si sono dimostrati efficaci per migliorare i livelli di ansia del paziente (Fernandez et al, 2008). Sulla stessa linea, includendo altre tecniche di osteopatia craniale come la compressione del quarto ventricolo (CV4), una unica sessione di trattamento è capace di produrre una diminuzione della tensione e del dolore percepito, cosi come un miglioramento dello stato d’animo e dei parametri cardiovascolari in pazienti con cefalea tensionale cronica (Toro et al, 2009).

In ambito pediatrico, uno studio epidemiologico sviluppato su 605 bimbi, evidenziò che i disturbi posturali e della marcia si associano frequentemente alla presenza di disfunzioni osteopatiche craniali in bimbi delle scuole elementari (Silvestrini et al, 2013).

In un altro studio realizzato su 106 bimbi, si dimostrò la correlazione esistente tra la disfunzione meccanica dell’osso in questione diagnosticata dall'osteopata con le caratteristiche dismorfologiche dentofacciali diagnosticate da odontoiatra (Fournier-Bourgier et al, 2016).

Riguardo al trattamento delle disfunzioni osteopatiche craniali, il trattamento craniale applicato nei primi mesi di vita consegue un importante miglioramento del grado di asimmetria cefalica in bebè con asimmetria posturale (Philippi et al, 2006), cosi come un miglioramento delle asimmetrie craniali in bebè con plagiocefalia non sinostosica (Amiel-Tison C et al, 2008; Lessard et al, 2011).

Inoltre il trattamento osteopatico craniale applicato a bimbi con otite media acuta ricorrente portò al miglioramento del timpanogramma, diminuzione del numero delle recidive e della necessità di procedimenti chirurgici (Mills te al, 2003).

In ultimo, una revisione sistematica Cochrane (Dobson et al, 2012) evidenziò che le terapie manipolative per le coliche infantili portano ad una riduzione della durata temporale media del pianto, considerando studio a basso rischio di selezione, bassa quantità di bias ricorrenti. I miglioramenti riportati furono statisticamente significativi.

Sono numerosissimi i campi di applicazione dell’osteopatia. La mancanza di studi in alcuni ambiti dell’osteopatia non implica l’evidenza di assenza di effetto, visto che non è la stessa cosa parlare di assenza di evidenza che di evidenza di assenza. (Mendez- Gonzalez et al, 2016; Sanchez-Ramon et al, 2016; Godfroid et al, 2016; Van Schil et al, 2015; Nadal-Ginard et al, 2014; Sedgwick, 2014; Schmidt et al, 2014; Bunce et al, 2014; Hicks et al, 2014; Bhartiya et al, 2013; Sedgwick, 2011; Schiffl, 2008; Aly, 2007)

Bisogna essere presuntuosi a pretendere di screditare quella che in molti paesi è una professione, mentre è parte di una professione in altri, soprattutto quando esistono numerosi studi che mostrano la sua efficacia e la grande quantità di studi che esistono attualmente su questo tema, anche se tuttavia non così numerosi da avere revisioni sistematiche di altissima qualità in tutti i suoi ambiti. Se qualche studio non mostra efficacia in una situazione precisa non può implicare l’assenza di utilità in altri ambiti o situazioni cliniche. Senza dubbio, non è arrivato il momento di dire che l’osteopatia non è efficace. Al contrario è il momento di continuare a scommettere sulla ricerca per conoscere meglio in quali patologie e condizioni sia di maggior interesse la sua applicazione, come per il resto dei suoi approcci terapeutici già in essere. Già in questo modo si pronunciò Sir James Paget, dicendo che si doveva studiare quello che facevano i “bonesetter”, per copiare gli aspetti positivi e abbandonare quelli negativi (Paget, 1867). Questa è la situazione.

 

Inoltre, si deve anche considerare che ci sono molti studi che utilizzano tecniche osteopatiche senza nominarle apertamente come tali, come ad esempio le tecniche di ear-pull, frontal lift, CV4…(Castro et al, 2011; Arroyo et al, 2008; Arroyo et al, 2009; Fernandez et al, 2008; Toro et al, 2009).

D’altro canto, se applichiamo alle evidenze in fisioterapia lo stesso metro di giudizio applicato all’osteopatia, valutando ciò che indicano le revisioni di alta qualità, si può osservare che i risultati sono chiaramente deficitari per la fisioterapia. Se ad esempio osserviamo le revisioni sistematiche pubblicate da Cochrane sulla fisioterapia durante il 2016, i risultati non sono molto rassicuranti per la fisioterapia. Le prove di efficacia della fisioterapia multimodale, la elettroterapia ed il drenaggio linfatico manuale per il trattamento della sindrome da dolore regionale complesso, sono assenti o incerte. La qualità delle prove che appoggiano la utilità della immagine motoria graduale e della terapia a specchio è molto bassa (Smart KM, et al. 2016).

I supposti effetti benefici dell’ultrasuono vs placebo in pazienti con tendinite calcifica, così come il laser a bassa intensità vs placebo in pazienti con problematiche della cuffia dei rotatori, sono basati su studi di qualità molto bassa, e di breve durata.

La terapia con campi elettromagnetici pulsatili non sembra mostrare benefici rispetto ad altri interventi fisioterapici, secondo studi di qualità molto bassa.

 

Non vi è sicurezza se l’utilizzo della TENS sia superiore al placebo, ne se alcuna modalità di elettroterapia sia benefica rispetto a qualsiasi altro intervento attivo, grazie alla cattiva qualità delle prove (Page MJ et al. 2016).

Non è chiaro se i trattamenti alla colonna siano efficaci sul dolore lombare inespecifico acuto e subacuto perché esistono solamente prove di qualità molto bassa. (Poquet N, et al. 2016)

Nessuna delle tecniche di fisioterapia toracica (convenzionale, tecniche espiratorie lente passive o tecniche espiratorie forzate) hanno dimostrato una riduzione della gravità della patologia, cosicché non si possono utilizzare come pratica clinica standard nei pazienti ospedalizzati con bronchite grave. Esistono prove di alta qualità sul fatto che le tecniche espiratorie forzate in pazienti con patologia grave, non migliorano lo stato di salute e possono provocare eventi avversi gravi. Le tecniche espiratorie lente non conseguono più che un sollievo immediato senza ripercussione sulla durata della patologia. (Roqué i Figuls M, et al. 2016)

Riguardo agli interventi sulle patologie della cuffia dei rotatori, solo uno studio riflette la consueta pratica clinica attuale e lo compara con il placebo. Pur essendo un lavoro clinico di alta qualità, non si registrarono differenze clinicamente importanti tra i gruppi in nessun risultato. Inclusi gli eventi avversi associati con la terapia manuale e l’esercizio sono più frequenti che con il placebo, anche se lievi. Si critica anche il fatto che i placebo utilizzati nei distinti studi siano poco realisti (Page MJ et al. 2016)

Se per esempio analizziamo tutte le revisioni Cochrane esistenti su un tema concreto della fisioterapia come lo è quello dell’elettroterapia, i risultati sono francamente sconfortanti per l’elettroterapia. (Page MJ et al. 2016), (Smart KM, et al. 2016), (Boldt I, et al. 2014),(Almeida M, et al. 2013) , (Chung-Wei CL, et al. 2012), (Kroeling P, et al. 2013).

Perciò, bisogna tener conto delle difficoltà e limitazioni esistenti per la ricerca riguardo all’efficacia delle terapie fisiche, incluso l’osteopatia, allo stesso modo di quanto avviene per la fisioterapia.

La mancanza di studi esistenti per molte delle situazioni cliniche che possono essere trattate con la terapia fisica, deve essere uno stimolo per produrre un maggior numero di ricerche e di qualità maggiore. Questo deve essere il cammino per tutte le scienze della salute, incluse le terapie fisiche. Tutte.

Inoltre vogliamo sottolineare che consideriamo interessante la formazione del fisioterapista osteopata sulla pratica basata sull’evidenza, affinché sia pienamente cosciente in ogni momento di quello che è dimostrato e di quello che non lo è, fattore interessante per tutti i professionisti della salute e non solo per gli osteopati.

Per questo il programma di studi della EOM include la formazione in pratica basata sull’evidenza, cosi come l’obbligo di realizzare lavori che richiedono la lettura di articoli di riviste scientifiche. Inoltre i professori della EOM sono formati in Metodologia della Ricerca e Pratica Basata sull’evidenza, ed hanno dovuto fare lavori di ricerca. Molti di questi sono docenti universitari (più di 40) e molti di loro sono dottori (più di 40). I professori della EOM hanno più di 115 pubblicazioni in riviste scientifiche, ed i loro lavori sono stati citati quasi 1000 volte, contando su un indice H pari  a 18.

Inoltre, gli alunni formati nella EOM sono al corrente della evidenza scientifica, fattore dimostrato da quasi 500 pubblicazioni scientifiche che hanno, essendo stati citati i loro lavori più di 4300 volte, un indice H di 33. Tutto ciò mostra l’ eccellenza della formazione che la EOM impartisce, nonché del gruppo docenti e del programma di studi.

In ultimo, la validità del placebo negli studi di osteopatia non presuppone nessuna novità rispetto al resto delle terapie fisiche. L’ uso del placebo e la sua validità negli studi è sottoposto a dibatto scientifico anche nella fisioterapia (Maddocks et al, 2016), nella terapia manuale (Testa et al, 2016), e nella medicina in generale (Enck et al, 2011) .